S.O.S.A.T. - Via Malpaga, 17 -TRENTO- orario: 10-11.30 e mercoledì: 20-22 - tel: 0461.986699 | email: sosat@sosat.it

S.O.S.A.T.  – LA NOSTRA STORIA –

 

 

 

La S.O.S.A.T. è nata il 7 gennaio 1921. L’assemblea costituente si tenne nella sede della SAT, che allora era in Via San Pietro, dalle 20.30 alle 23. A questa assemblea erano presenti 47 persone: 38 furono soci della nascente “Sezione Operaia”, 6 membri del Comitato – capeggiati da Nino Peterlongo – che promosse tutti i contatti necessari per far parte della SAT come Sezione indipendente; Guido Larcher, allora presidente della SAT, il segretario della SAT dott. Bonfanti e Vittorio Stenico responsabile del Soccorso Alpino che già allora nel Trentino funzionava perfettamente. Non fu semplice entrare nella SAT come Sezione autonoma, ma c’era proprio l’esempio della SAT, che solo un anno prima era entrata a far parte del CAI come Sezione autonoma e con diritto di mantenere la propria denominazione, il proprio stemma ed anche il motivo “Excelsior”.

Da più di un anno Nino Peterlongo, che a Trento nel 1919 aveva fondato una Sezione dell’UOEI/Unione Operaia Escursionisti Italiani, era entrato in contatto con la SAT per trovare un modo di “dare una casa comune” a tutti gli alpinisti trentini. Non dipendeva solo dalla SAT, che era largamente consenziente, ma anche e soprattutto dal CAI, che lo era meno. L’autorizzazione a creare in seno al CAI la prima Sezione della SAT, cioè la Sosat, doveva essere votata a maggioranza al congresso CAI di Torino del 1920. Contavano, ovviamente i voti dei congressisti e da Trento partirono numerosi delegati che furono determinanti per il consenso. Essere la prima Sezione della SAT, e quindi la prima sub-Sezione del CAI, comportava grandi responsabilità che non sfuggivano a Nino Peterlongo e ad Emilio Parolai e gli altri del Comitato promotore. Il merito della Sosat è stato di aver portato l’escursionismo operaio di montagna nelle sacre ed allora inviolate istituzioni dell’alpinismo nazionale, ricordando in tal modo alla gente che la montagna era un patrimonio di tutti e che tutti avevano il diritto di identificarsi nell’unica istituzione che era in Italia il CAI e qui da noi la SAT, Sezione del CAI.

La pianticella della nuova società che avrebbe rivoluzionato in breve il concetto di alpinismo era stata messa a dimora – lo abbiamo visto – nell’ottobre del 1920. Custodi di questo trapianto furono sei persone: Nino Peterlongo, Giovanni Zanolli, Emilio Parolari, Aldo Zomer, Natale Merz e Francesco Pasini. La filosofia di base della Sosat, però fu tutta di Nino Peterlongo, proletario umanista, non operaio, ma amante della gente, innamorato del popolo nel quale vedeva valori universali non tutti presenti nell’alta società. E quindi l’assemblea del 21 gennaio 1921, alla SAT, con il primo direttivo formato da Nino Peterlongo, presidente; da Giovanni Zanolli, direttore sportivo; e dai soci Emilio Parolari, Aldo Zomer, Francesco Pasini ed Ettore Germani. Fu l’inizio di un’ epopea che dura ancora e della quale vediamo ora alcune tappe. Fin dalle origini la Sosat aveva organizzato per i propri soci un nuovo tipo di escursione in montagna, non solo camminate su percorsi splendidi alla scoperta dei monti trentini, ma escursioni con un occhio alla cultura, sulla storia della montagna che si visitava, con lezioni sul paesaggio e la necessità di tutelarlo, sulla flora, sulla fauna.

Fu la Sosat ad organizzare le prime escursioni micologiche nel 1925, e a stampare più tardi un manifesto, che diverrà famoso, sulla difesa della flora.  Con la Sosat sono cresciute alcune generazioni di uomini che hanno capito che la montagna è da vivere e non solo da conquistare, Molto è stato fatto, ma rimane ancora molto da fare, per lo più contro chi della montagna vede solo l’aspetto speculativo o chi la considera un luna park da percorrere sempre e solo in automobile, anche sulle strade alle quali l’accesso sarebbe vietato per legge.

 

Ecco quindi attuale il monito di Guido Rey, il grande amico di Nino Peterlongo, scomparso nel 1934. Un anno prima, dalla sua Breuil in vista del Cervino, a Nino aveva scritto: “....Scenderò fra breve alla città od al mare, in cerca di ciò che qui non trovai più. Intanto qui mi fanno scempio del poetico paesaggio e della vita di pace, L’anno venturo saliranno le macchine, E l’uomo, l’alpinista vero, se ne andrà altrove. Dicono che questa sia civiltà…“.    Meditiamo sulle sue parole, quando sentiamo parlare di strade o di asfalti in montagna.

 

 

Il sentiero S.O.S.A.T.

 

Il sentiero Sosat è un percorso attrezzato, che si snoda tra la  quota di 2200 m  e 2540 m attraverso le cenge del Gruppo di Brenta sul versante orientale. Si tratta di una via ferrata, che fa parte della famosa Via delle Bocchette. Questo sentiero attrezzato fu costruito con un finanziamento della Sosat (Sezione operaia della Sat) nel 1960 ed inaugurato nel 1961. Il sentiero è denominato “Bocchette basse”, poichè successivamente sono stati realizzati  altri sentieri  attrezzati che collegano gli stessi rifugi, che percorrono molto più in alto e sfiorando le vette, la zona centrale del Gruppo Brenta.

Nel 1961, la Sosat festeggiava i 40 anni di attività, venne inaugurato, dall’allora presidente Silvio Detassis, al rifugio Alberto e Maria ai Brentei il tratto della via delle Bocchette che congiunge attraverso cenge, scale e corde fisse il rifugio Tuckett al rifugio Alimonta  e più in basso l’Alberto e Maria  ai Brentei.

La Sosat sul finire degli anni 50 si trovò a disposizione una liquidità dovuta all’alienazione della proprietà del rifugio Sosat di Candirai da parte dal Consorzio Rifugio Sosat Candriai. Quel rifugio venne eretto dal Consorzio, facente capo alla sezione, nel 1927. Il  rifugio si trovava  ai 1000 metri dell’omonima località sul Bondone, tanto caro alla Sosat ed ai trentini tutti. Quella costruzione oggi è di privati ed è stata ristrutturata ed ampliata di recente. Verso la fine degli anni ’50, il Consorzio Rifugio Sosat Candriai, decise di  alienare la proprietà dello stesso restituendo ai soci nel valore nominale le quote sottoscritte. Un numero considerevole di soci non riscosse gli importi di competenza, lasciando alla Sosat quelle quote. La sezione si trovò un importò da impiegare per la realizzazione di una opera con il nome della Sosat. Il direttivo di quel tempo deliberò di utilizzare quei fondi per la realizzazione di una parte del sentiero delle Bocchette, che avrebbe preso il nome della Sosat. I lavori di costruzione del Sosat ebbero inizio il 30  giugno del 1960 e terminarono il 27 agosto del 1961, con la cerimonia inaugurale. In due stagioni estive venne realizzata l’intera opera.

Il sentiero è lungo 3779 metri, vi sono 69 metri di scale in ferro, 278 sono i metri di corde in acciaio,  135  i chiodi e 18 i gradini fissi in ferro. Il costo finale dell’opera indicato, in data 16 dicembre 1961, fu di 3 milioni 104 mila 400 lire. Il sentiero fu realizzato dall’impresa di Celestino Donini, lo storico gestore del rifugio Pedrotti alla Tosa. Con il passare degli anni alcuni di questi numeri hanno subito modifiche ed il sentiero delle migliorie. Una sentiero attrezzato ha per  sua natura necessità di un controllo e di una manutenzione costanti, garantiti negli anni dalla collaborazione, con la Sosat dai gestori dei rifugi Tuckett, Brentei e dalla commissione sentieri della Sat.  Esistono nel Gruppo di Brenta altri sentieri attrezzati, ma non fanno parte del tracciato ufficiale della via delle Bocchette. Sono tutti molto importanti nel panorama delle vie ferrate del Brenta,  poiché, rappresentando le varie epoche nelle quali sono stati realizzati, permettono di attraversarlo senza mai raggiungere le vette, assistiti da cordini metallici.

Il sentiero Sosat è caratterizzato dal segnavia n° 305 nella numerazione dei sentieri Sat.

E’ possibile effettuarlo in entrambe le direzioni. Se lo si effettua dal versante di Vallesinella, quindi partendo dai rifugi Tuckett e Sella  (2262 metri) si percorre per un breve tratto, in direzione Bocca del Tuckett il sentiero segnavia n° 303, che corre sul versante destro orograficamente della valle. Dopo pochi minti si giunge ad un bivio con le indicazioni, prendendo a destra per il sentiero Sosat. Si attraversa la valle sino a raggiungere la sinistra orografica ed i contrafforti di Punta Massari. Sulla prima balza rocciosa, ha inizio, con una breve scala metallica il Sentiero Sosat. Si sale sui gradoni rocciosi e poi si prosegue alzandosi di quota tra grandi massi, sotto la Cima Mandron  sino a giungere, sotto le punte di Campiglio nella grande crepa della montagna che si passa scendendo in tratti attrezzati di cordini e scalette metalliche. Un tempo per risalire alla grande cengia che porta sul versante di Val Brenta vi era un lungo ed aereo scalone verticale. Oggi quello scalone non c’è più e si  guadagna la cengia con tratti di scalette più brevi, meno arditi, ma sempre suggestivi. Percorrendo la cengia si giunge all’inizio della discesa tra le  balze rocciose, sempre delle punte di Campiglio, sino ad un bivio con sentiero segnavia n°398. Dalla cengia il panorama spazia sulla Val Brenta al cospetto del Crozzon di Brenta, del Canalone Neri e della Torre di Brenta.  A questo punto, a seconda della meta che l’alpinista si è posto, è possibile scendere ai 2182 metri  al rifugio Alberto e Maria ai Brentei oppure salire ai  2580 metri  del rifugio Alimonta, all’ombra dei Gemelli.

Il tempo di percorrenza del sentiero Sosat è di circa 2 – 3 ore in entrambe i sensi.

La  via delle Bocchette si deve ad un’idea di Giovanni Strobele (1895 – 1976), alpinista dirigente satino, che all’inizio degli anni ’30 del secolo scorso, la concepì. Strobele ipotizzò la realizzazione di un sentiero in quota, senza mai toccare le cime, che collegasse da nord a sud i rifugi del Brenta. Dal rifugio Peller al Fratelli Garbari ai XII Apostoli. Strobele nella “Enciclopedia delle Dolomiti”  di Franco De Battaglia e Luciano Marisaldi edita da Zanichelli è chiamato “Il padre delle Bocchette” L’idea a quei tempi appariva assai fantasiosa e di non facile realizzazione. Già nel 1932 venne fatto il primo tratto, quello più a sud, denominato Sentiero dell’Ideale, che collegava il rifugio Pedrotti alla Tosa, con il Fratelli Garbari ai XII Apostoli. Non esisteva ancora il rifugio Silvio Agostini, in val d’Ambiez, che venne costruito nel 1937. Dal 1938 al 1953 vennero realizzati poi i tratti delle Bocchette centrali con i sentieri: Otto Gottstein, Arturo Castelli, Carla Benini de Stanchina, Bartolomeo Figari. La via delle Bocchette fu completata, con la realizzazione, nel 1972, del sentiero Alfredo e Rodolfo Benigni e nel 1973 del sentiero Claudio Costanzi Albasini. Giovanni Strobele  ebbe la fortuna di veder realizzato il suo sogno.-

Nella foto: Sfulmini e Cima Tosa.

 

|